Oltre l’arcobaleno: un mondo a colori

La storia dei colori è una storia molto bella, piena di sfumature e ricchissima di dettagli. Le cose da dire e le domande che potrebbero sorgere in merito sono talmente tante che sarebbe arrogante pensare di esaurire il discorso con un semplice post. L’obiettivo di questo articolo è semplice e ambizioso al tempo stesso: cosa sono i colori?

Per iniziare a capire i colori dobbiamo partire dalla loro mamma: la luce.

La luce, nella sua definizione più generale e semplice, è un insieme di onde. Sì, onde, proprio come quelle del mare, solo che in questo caso non è l’acqua a essere cullata, ma l’energia. Avete presente la sensazione di calore che avvertite quando, d’estate, vi sdraiate sull’asciugamano a prendere l’abbronzatura? Ecco, sono onde di energia che “bagnano” la vostra pelle.

Associando la luce all’acqua risulta più facile definirne le proprietà fondamentali: intensità e lunghezza d’onda. L’intensità è quella proprietà rappresentata  dall’altezza dell’onda. Vi fareste mai colpire da un’onda d’acqua alta 10 metri? No vero? Ecco, forse non lo sapete, ma è praticamente per lo stesso motivo che di estate vi consigliano di stare all’ombra nelle ore più calde. La lunghezza d’onda, invece, può essere facilmente descritta come la distanza che intercorre tra due creste spumose. Immaginate di trovarvi a essere colpiti ripetutamente da onde d’acqua. Preferireste essere schiaffeggiati da un’onda ogni minuto o da una ogni secondo? Bene, la risposta a questa domanda è il motivo per il quale, spesso, vi sentite dire di fare attenzione ai raggi ultra-violetti.

Ora che abbiamo capito cosa sono intensità e lunghezza d’onda, possiamo riformulare in modo più completo la definizione che abbiamo dato prima: la luce è un insieme di onde che hanno lunghezza d’onda e intensità differenti.  Ed è proprio qui che entrano in gioco i colori! Un colore, infatti, può essere definito come  la rappresentazione che il nostro cervello crea per una particolare lunghezza d’onda della luce che arriva nel nostro occhio.  Per essere più specifici, il cervello è in grado di creare colori solo per una piccolissima parte della luce, quella compresa tra l’infrarosso (“prima del rosso”) e l’ultravioletto (“oltre il violetto”), come mostrato dall’immagine qui sotto.

Spettro visibile

Come potrete notare l’occhio umano è in grado di percepire solo una parte della luce molto piccola! Perché solo questa parte? Perché non un’altra? Non sarebbe meglio se potessimo vedere tutte le lunghezze d’onda? Per rispondere a queste domande mi permetto di portarvi un esempio. Immaginate di volervi documentare su un argomento del quale non sapete nulla. Come agireste? Potendo scegliere, probabilmente prendereste un’enciclopedia in italiano, scritta a caratteri non minuscoli, i cui volumi non siano troppo pesanti, andreste a cercare la voce che vi interessa, acquisireste le informazioni di cui avete bisogno e finirebbe lì. Oggettivamente, però, sarebbe meglio controllare tutti i volumi di tutte le enciclopedie, in tutte le lingue, che parlano dell’argomento. In fin dei conti ogni enciclopedia potrebbe aggiungere qualcosa in più rispetto alle altre. Nonostante questo, nessuno si sognerebbe di leggere tutti i volumi. Perché? Perché sarebbe uno spreco di energie non necessario. E’ esattamente questo il motivo per cui l’occhio si è specializzato a “leggere” alcune lunghezze d’onda e non altre. La parte di luce che  siamo in grado di percepire ci fornisce le informazioni necessarie per muoverci nell’ambiente intorno a noi, motivo per il quale, per risparmiare, l’evoluzione ha deciso che potevamo fare a meno di “vedere” altro.

Ma perché abbiamo scelto questo intervallo di luce e non un altro?

Ricapitoliamo fin qui. L’occhio umano traduce in “colori” tutte le lunghezze d’onda comprese tra il “rosso” ed il “blu”. Cosa c’è al centro? Il verde! Pensate sia un caso? Assolutamente no! La sensibilità dell’occhio umano al variare della lunghezza d’onda della luce è rappresentata dal grafico qui sotto.

eye_sensitivity

Guardando la figura si potrebbe dire che sembriamo nati per guardare il verde. Ed è esattamente così. Pensateci, qual è il colore più abbondante sulla Terra? E’ proprio il verde, la natura. Per quale motivo andare a “vedere” gli ultravioletti o i raggi X se c’è tanto “verde” disponibile nel mondo? Ecco perché l’evoluzione ha scelto di privilegiare questa parte della luce rispetto ad un’altra. Non è eccezionale?

L’articolo di oggi termina qui, ma il discorso è tutt’altro che concluso. Tante domande potrebbero sorgere prendendo questo come punto di partenza. Non vorreste sapere perché il cielo al tramonto è rosso? Perché i semafori sono proprio rossi e verdi? In che modo vede il mondo un daltonico?

Siate curiosi

Frax

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Ma perchè?

Un titolo, un motto. Avete presente quel periodo che fanciulli e fanciulle affrontano dopo qualche anno di vita, nel quale è tanto allenata la pazienza e la fantasia di un genitore? Ecco, io sono esattamente così, eccetto per il fatto che di anni ne ho 30. La curiosità è il mio modo di approcciare al lavoro, al divertimento e alla vita nel suo complesso. Perché il plurale di “pomodoro” è “pomodori” e non “pomidoro”?  Come fanno a sapere che il Sole è acceso da circa 5 miliardi di anni? Perché un microfono posizionato vicino ad una cassa fischia? Come hanno riprodotto l’assenza di gravità nel film “Apollo 13”? Perché “qual è” si scrive senza apostrofo?

Banalità? Forse! Potete tranquillamente vivere senza conoscere queste cose? Sicuramente! Eppure, nonostante tutto, ritengo che la curiosità sia uno tra i più importanti motori che muove il mondo, uno dei motivi per i quali siamo dove siamo. Qual è, quindi, lo scopo di questo blog? La mia intenzione non è di darvi delle risposte, ma di fare in modo che vi poniate più domande. Vi state chiedendo perché? Bene, è un ottimo inizio! Funziona!

Allenate la vostra curiosità e, quando volete, passate pure di qui.

Frax